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L’ipnosi non è una tecnica approdata allo sport da poco. Già negli anni ’60 – ’70 numerosi campioni l’avevano impiegata. Ad esempio, qui in Italia, nel tennis Adriano Panatta e Lea Pericoli, nell’88 Gelindo Bordin che, grazie anche alla sua preparazione mentale, vinse la maratona olimpica di Seul, e in tempi più recenti troviamo Giorgio Rocca, Josefa Idem e Niccolò Campriani, dei medagliati che si sono avvalsi dell’ipnosi per migliorare le loro performance sportive. Penserete che siano dei casi isolati, ma così non è, specie all’estero, dove le tecniche ipnotiche sono parte integrante dei percorsi di allenamento degli atleti. Spesso si utilizzano mascherate dietro altri nomi che probabilmente inquietano meno del termine ‘ipnosi’, come visualizzazione attiva, immaginazione guidata o ego-strenghtening, ma che in realtà rientrano nel classico percorso ipnotico applicato allo sport.

NELLO SPORT NON SI VINCE SOLO CON I MUSCOLI — Aggiungendo il training mentale all’allenamento fisico, si ottiene un’azione sinergica a livello di mente-corpo, che contribuisce a raggiungere quello stato di grazia detto ‘flow’, o nel mondo dello sport denominato anche ‘being in the zone’, dove sembra che tutto si compia da sé nel migliore dei modi. La capacità di concentrazione è accresciuta, la mente è lucida, aumenta la fiducia in sé stessi, il controllo dell’ansia e dello stress sono massimi, il gesto tecnico è eseguito con naturalezza e spontaneità.

E’ solo così che, eliminando ogni minima interferenza della mente, ogni più piccola incertezza, si riescono a ottenere delle prestazioni tecniche e atletiche ottimali.

ECCO COME L’IPNOSI AGISCE ANCHE SUL CORPO — Non è solo la mente a beneficiare delle tecniche ipnotiche. Come dimostrato da numerosi studi, gran parte dei parametri fisiologici ne sono influenzati positivamente. Quindi, non si tratta più solo di suggestione mentale, ma di un vero e proprio training psicofisico, cui vengono associati diversi parametri fisiologici: battito cardiaco, pressione arteriosa, respirazione, consumo di ossigeno, produzione di diossido di carbonio e flusso sanguigno nelle aree periferiche dell’organismo. Non solo, ma l’irrorazione sanguigna cerebrale, in seguito a stimolazione ipnotica, è in grado di modificare la percezione dello sforzo durante l’esercizio fisico. Ciò è stato dimostrato nel 2001 da una sperimentazione di Williamson su un gruppo di ciclisti. A una parte di loro si è applicata la suggestione di una discesa in bicicletta, all’altra quella della salita. Ebbene, nei primi si è riscontrata una diminuzione dello sforzo percepito, nei secondi, al contrario, un’accentuazione.

UN AIUTO CONCRETO PER TUTTI GLI SPORT — Tramite PET (tomografia a emissione di positroni), si è dimostrato che le situazioni prodotte in ipnosi sono virtuali sino a un certo punto, poiché i soggetti cui si comandava di pensare di correre, attivavano i medesimi percorsi neuronali di una vera corsa.Un’esperienza che certamente avrete, ad esempio, notato nei saltatori in alto che si allenano mentalmente ripetendo ogni movimento e immaginandosi completamente la sequenza completa del salto che stanno per compiere in gara, attivando tutti i sistemi sensoriali. Pensiamo, inoltre, a come, il rallentamento del battito cardiaco sia un valido aiuto per chi pratica apnea; o quanto sia fondamentale riuscire a modificare la propria temperatura corporea negli atleti che gareggiano in condizioni climatiche rigide; oppure come il riuscire a dissociare la propria mente dalle sensazioni fisiche può essere un aiuto per coloro che affrontano gare di resistenza, tipo maratona, dove la fatica fisica e mentale sono enormi; o ancora come sia importante potenziare la concentrazione su un unico punto di interesse, per tutti quegli atleti che competono con un bersaglio, che sia un canestro, una buca da golf, o un piattello.

COSA SUCCEDE DURANTE L’IPNOSI? — Attraverso l’elettroencefalogramma si è potuto verificare che inizialmente si riscontra un primo cambiamento dello stato di coscienza con la presenza di onde alfa, quelle tipiche del profondo rilassamento, che vanno a sostituire le beta, caratteristiche, invece, dello stato di veglia. Nel passaggio successivo si manifesta un predominio delle più lente onde theta, che caratterizzano la trance vera e propria e che spesso si manifestano nel periodo che precede il sogno. E’ questo lo stato in cui l’ipnotista passa all’utilizzo di un linguaggio metaforico-allegorico proprio dell’emisfero destro (quello dell’istinto e creatività), che nel frattempo si è trasformato nell’emisfero dominante, rispetto al sinistro che è responsabile della logica e del razionale. Attraverso questa tecnica è in grado di creare delle ‘realtà ipnotiche’ dove l’atleta, attingendo alle sue risorse più profonde potrà sviluppare delle nuove associazioni. L’individuo in ipnosi non è totalmente avulso dalla realtà o in totale balia dell’ipnotizzatore, perché durante la seduta la sua psiche mantiene vigile l’occhio della mente razionale, relegandola tuttavia al solo ruolo di osservatore.

LE TECNICHE IPNOTICHE PIÙ UTILIZZATE NELLO SPORT — Le più utilizzate sono la visualizzazione, l’immaginazione guidata e l’ego-strenghtening. Con la tecnica di visualizzazione si può osservare ripetutamente il gesto atletico, rallentandolo per analizzarlo in ogni singolo dettaglio, per correggerne i difetti e ottimizzare l’esecuzione. Con l’immaginazione guidata si può fare un lavoro simile, ma in questo caso si possono rappresentare scenari futuri positivi, come ad esempio la vittoria in una competizione. Sperimentare una vittoria predispone a vincere, distogliendo la mente da quelle componenti che possono portare ad ansia e stress e, conseguentemente, ridurre il livello della prestazione. L’ego-strenghtening è una tecnica di suggestione utile ad alleviare l’ansia, aumentare la fiducia in se stessi e la concentrazione. Si può essere talentuosi quanto si vuole, ma se non vi è autostima e si tende a devalorizzarsi il rendimento sarà certamente inferiore.

* Articolo di Mabel Bocchi comparso su “La Gazzetta dello Sport.it” il 29 gennaio 2014